mercoledì 16 dicembre 2009
Un precetto giudiziario tutto da capire.
Una vicenda dai tratti giudiziari tutti da comprendere. Una vicenda nella quale l’avvocato Maria Antonietta Cestra vuole vederci chiaro e andare fino in fondo. Soprattutto dopo l’episodio accaduto ieri mattina in cui, secondo l’avvocato, si sarebbe sfociati addirittura in un caso di violenza privata ai danni di una terza persona. Questi i fatti. Il legale sta assistendo una donna coinvolta in un processo civile per la vendita di un immobile di sua proprietà dopo che l’acquirente non avrebbe pagato il saldo. Si sono susseguite una serie di denunce. Le persone coinvolte hanno deciso di andare per le vie legali, quindi è iniziata una causa civile tuttora in svolgimento presso il tribunale di Terracina, davanti il giudice monocratico Antonio Perinelli. Di recente l’avvocato che difende l’altra parte coinvolta nel procedimento giudiziario ha ottenuto un atto di precetto pari alla somma di 3 mila euro. Il giudice Perinelli lo ha autorizzato a eseguire tale pratica con carattere di urgenza. Ed è qua che si è innescata la polemica da parte dell’avvocato Cestra. Ieri mattina, infatti, l’altro legale, accompagnato da un ufficiale giudiziario, si sarebbe presentato a casa dell’ex marito della donna che aveva venduto l’immobile. Motivo della visita, riscuotere quei 3 mila euro. In un modo o nell’altro, considerando i sistemi in cui tutto si sarebbe svolto, e che avrebbero spinto Maria Antonietta Cestra a ipotizzare il reato di violenza privata ai danni dell’uomo. Secondo il punto di vista dell’avvocatessa, l’ex marito della sua cliente sarebbe stato sottoposto a una vera e propria perquisizione personale. Avrebbero guardato all’interno del suo portafogli e della cassaforte. Alla fine avrebbero portato via due fucili, regolarmente dichiarati, probabilmente per rifarsi di un valore vicino ai 3 mila euro. Addirittura avrebbero cercato di portare via una credenza, non riuscendoci perché troppo voluminosa. Assicurando, però, che torneranno attrezzati di tutto punto per effettuare il carico. Tutto ciò ha lasciato profondamente addolorato l’uomo e sconcertata l’avvocato Cestra, che si dice pronta ad andare fino in fondo a questa storia, anche passando alle denunce formali, sia nei confronti del collega che di quelli dell’ufficiale giudiziario.
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Giudiziaria
martedì 15 dicembre 2009
Gestione alloggi per i disagiati. I carabinieri inviano la relazione finale in procura.
Concluse le indagini dei carabinieri relative all’inchiesta della gestione delle case per i cittadini disagiati di Terracina. Parliamo di una cinquantina di immobili, presi in affitto da privati e società immobiliari, che il Comune avrebbe dovuto assegnare effettivamente alle persone bisognose. Le indagini, avviate dai carabinieri di Terracina già durante il 2008, erano poi confluite tra i filoni della corposa inchiesta scaturita dal suicidio del segretario comunale Marino Martino. Nei giorni scorsi sulla scrivania del sostituto procuratore Chiara Riva è arrivata la relazione conclusiva stilata dagli uomini del capitano Alessandro Giordano Atti, coordinati nelle indagini dal tenente Mario Giacona. Mesi e mesi di perizie, acquisizioni di documenti e raccolta di testimonianze avrebbero portato i militari a indicare la responsabilità di sei persone che, a vario titolo, nel corso del tempo, avrebbero svolto un ruolo irregolare nella gestione, finanziaria e burocratica, di quegli immobili. Tra loro, figurerebbero l’ex city manager e vice-sindaco Giuliano Masci e l’ex capo della ragioneria Piero Maragoni. Quest’ultimo era già finito al centro di un processo davanti il giudice di pace Eugenio Fedele il quale, partito da un singolo caso di un cittadino bisognoso che aveva occupato un alloggio in via Sani, aveva allargato l’istruttoria alla gestione globale di quelle case. La sentenza di Fedele prevedeva anche una denuncia per falsa testimonianza proprio nei confronti di Maragoni. Oltre che per lui e per Masci, anche per altre quattro persone potrebbe profilarsi l’accusa di corruzione, concussione, abuso d’ufficio e falso ideologico. Alloggi «goduti» più del dovuto e beneficiari probabilmente favoriti. Anche su questo hanno indagato i carabinieri giunti praticamente alla stretta finale dell’inchiesta, che per mesi li ha visti impegnati su una marea di carte e documenti vari per far luce su presunte ombre nei meccanismi di assegnazione di quegli immobili. L’assegnazione di alloggi ai disagiati costituisce un investimento sociale lodevole da parte delle amministrazioni comunali, il che rende ancora più sgradevole l’intera vicenda. Difficili le indagini dell’Arma finalizzata a chiarire, ad esempio, l’effettiva indigenza dei beneficiari, non soltanto di Terracina. Addirittura in quelle case, pare prive dei requisiti di agibilità, ci sarebbe il genitore di un facoltoso gioielliere e la cugina di un assessore. Da capire anche perché il godimento cosiddetto «provvisorio» di taluni alloggi di temporaneo avrebbe avuto ben poco, tanto che esisterebbero casi di inquilini entrati ormai da anni e mai più usciti. Spetterà ora alla Riva trarre le conclusioni necessarie per chiudere l’inchiesta e formulare eventuali richieste al Gup.
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Giudiziaria
Un'unghia nel pasto della mensa. I genitori mandano i figli a scuola con i panini.
Un’unghia finta sarebbe finita nel piatto della mensa di una scuola, a Terracina, suscitando le perplessità dei genitori. L’episodio sarebbe accaduto nei giorni scorsi in una scuola primaria. Protagonista una ragazzina che frequenta la terza elementare e che, mentre mangiava nella mensa dell’istituto, avrebbe trovato tra il cibo l’unghia, riferendolo subito alla sua maestra. Come solitamente accade quando di mezzo c’è la scuola, immediatamente si sono aperti due fronti. Quello di quei genitori che hanno dato credito al racconto della giovane scolara e che per ieri mattina avevano organizzato una sorta di protesta all’esterno della scuola. Poi, però, causa anche il maltempo, le lagnanze sono durate ben poco. Fatto sta che almeno una ventina di ragazzini non avrebbero mangiato i cibi preparati dal personale impiegato nella mensa, bensì i panini preparati e messi nello zaino dalle mamme. Di contro, però, c’è anche chi dice che si tratterebbe di una bolla di sapone, considerando che quell’unghia della discordia l’avrebbe vista soltanto la bimba, e nessun altro. Ad ogni modo, sarebbe stata ventilata la proposta di creare un comitato, formato anche dagli stessi genitori, per il controllo sulla qualità dei cibi serviti a scuola. Quanto alla ditta che si occupa della mensa, è sicura del modo assolutamente corretto con il quale lavora il proprio personale. Nessuna unghia finta nel piatto, dunque, anche perché le cuoche avrebbero tutte una certa età e non userebbero certi accessori di bellezza.
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Fatti curiosi
Non si fermano i furti alla periferia di Terracina. I residenti hanno paura.
Nemmeno una settimana fa quasi 300 firme erano arrivate sulla scrivania del prefetto Bruno Frattasi per chiedere maggiori controlli nelle zone periferiche di Terracina, dove i furti si ripetono a ritmi accelerati. La scorsa notte ce ne sono stati altri due. Uno ai danni di un bar sulla strada Provinciale per San Felice, e l’altro all’interno di un appartamento. Entrambi nella stessa notte e in due zone in linea d’aria nemmeno troppo distanti tra di loro. Ancora le stesse zone, comunque. La rabbia e l’esasperazione dei residenti sta montando a dismisura. ''Nemmeno una settimana fa abbiamo presentato la nostra petizione in prefettura per dire che abbiamo paura e che abbiamo bisogno di controlli più serrati- afferma Augusto Rossi, dirigente nazionale e segretario provinciale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore Destra Sociale- ed eccoci alle solite. Adesso basta''. Per quanto riguarda il bar, i ladri sono riusciti ad entrare e a portare via con loro tre macchinette dei video-poker. Gli aggeggi sono stati ritrovati in una struttura dismessa poco distante dal locale, ripuliti da cima a fondo. Sembra che all’interno ci fossero almeno 8 mila euro. I furfanti di Porto Badino, invece, hanno atteso che i padroni di casa uscissero per andare a cena, intorno alle 20e30 di domenica sera, e sono riusciti ad entrare, smurando la cassaforte e portandola con sé. Dentro c’erano soldi e preziosi. In entrambi i casi le persone derubate hanno allertato il 112. ''Il problema è prevenire, non intervenire quando le cose sono già accadute- prosegue Augusto Rossi- Noi chiediamo che venga controllata a tappeto la situazione di tutti quegli immobili che, abitati solo d’estate, d’inverno vengono affittati in nero agli extracomunitari''. ''La gente che abita a Porto Badino, a Borgo Hermada, sulla Provinciale per San Felice Circeo, a San Vito, a Scafa di Ponte e a Foce Sisto è stanca di subire. Non vorremmo essere costretti a organizzarci da soli con controlli a turno durante la notte''.
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